Cecilia Prissinotti

I BERSAGLIERI NELLA REPUBBLICA ROMANA

I BERSAGLIERI NELLA REPUBBLICA ROMANA

Il 3 luglio scorso presso la sala Giulio Cesare del Campidoglio si è svolta una cerimonia ufficiale dell’Assemblea Capitolina per ricordare i 170 anni della costituzione della Repubblica Romana. Alla presenza dei rappresentanti dell’amministrazione capitolina e di numerose personalità il Gen. Nunzio Paolucci è intervenuto con un discorso per ricordare il sacrificio dei tantissimi bersaglieri in quella turbolenta ma significativa epopea risorgimentale, sottolineando anche come grazie sempre ai bersaglieri il sogno di libertà ed unità infranto nel 1849 diverrà realtà pochi anni dopo nel 1870 a Porta Pia di cui ricorrerà il prossimo anno il 150° Anniversario.

“In un momento solenne di celebrazione di una grande pagina della nostra storia risorgimentale, voglio ricordare il contributo dei tanti bersaglieri patrioti votati alla “causa romana”.
Nel grande caos politico-militare imperante negli stati pre-unitari dell’Italia peninsulare tra 1848 e il 1849, l’abbandono da Roma da parte di Papa Pio IX crea le condizioni per l’avvento della Repubblica Romana.

Nei primi mesi del 1849, mentre Roma indossa la veste repubblicana, un condottiero ventiquattrenne, Luciano Manara, guida un contingente di bersaglieri, che durante la 1^ Guerra d’Indipendenza aveva combattuto valorosamente lungo il Po, particolarmente a Cava. In seguito la città, per onorare il ricordo di quei bersaglieri e del loro comandante, assumerà il nome di Cava Manara. Purtroppo, dopo la sfortunata vicenda di Novara e la firma dell’armistizio, Luciano Manara si mette a capo di una formazione di volontari tutti appartenuti alla disciolta divisione Lombarda dell’Esercito Sardo. Tale consistente forza non può restare in Lombardia perché gli austriaci l’avrebbe colpita duramente, ne può restare in Piemonte contrastando il trattato di pace, quindi Manara propone ai suoi volenterosi di continuare a combattere aiutando chi lottava per la libertà; i circa 600 bersaglieri che rappresentavano una forza significativa, in quanto la composizione sostanzialmente rispecchiava quella già sperimentata nella “Divisione Lombarda”, aderiscono e seguono Manara a Portofino per imbarcarsi su due piccoli vapori, il Colombo ed il Giulio II che li condurrà  attraverso uno scomodo e pericoloso viaggio a Civitavecchia. Qui il Gen. Oudinot, già da un paio di giorni sbarcato per eliminare rapidamente, secondo le sue ottuse convinzioni, la Repubblica Romana, impedisce ai volontari di sbarcare e li fa proseguire per Anzio ove attraccheranno il 27 aprile. Il 28 pernotteranno ad Albano ed il 29 entreranno a Roma entusiasticamente accolti ed ammirati dal Gen. Avezzana sebbene ostentassero sul cinturone la fibbia con lo scudo dei Savoia. I romani, vedendoli sfilare in ordine, disciplinati, con andatura fiera e signorile, restano colpiti dalla loro austerità di soldati definendoli gli aristocratici. Il 9 maggio i bersaglieri mettono in rotta 7.000 borbonici, il 16 occupano Anagni e Frosinone ed il 3 giugno rientrano a  Roma per contrastare il proditorio attacco di Oudinot. Manara, nel frattempo divenuto Capo di Stato Maggiore di Garibaldi, in seguito dirà: “giova che l’Italia sappia: solo 14.000 uomini, giovane esercito, senza esperienza e senza tradizione, tennero fronte per due mesi a 30.000 soldati di Francia”. Emilio Dandolo diverrà lo storico dei bersaglieri. Goffredo Mameli sarà l’aiutante di Garibaldi e morirà di gangrena a causa di una ferita riportata da una pallottola francese. I fratelli Cairoli cadranno nell’assalto di villa Glori alcuni anni dopo. Luciano sacrificherà eroicamente i suoi 24 anni, insiemi a tanti suoi bersaglieri rimasti senza nome e senza medaglia nell’impossibile difesa del Vascello e di Villa Spada. Nell’ultima sua lettera, scritta il giorno prima di morire Manara dirà: “….Roma in questo momento è grande, grande come le sue memorie, come i monumenti che la ornano, e che il barbaro sta bombardando”. Il 2 luglio 1849 padre Ugo Bassi celebrerà il suo funerale in San Lorenzo in Lucina, ed il 3 luglio alle ore 16.00 i francesi entreranno a Roma “minacciosa ancora nel suo silenzio”.

Il ricordo di questi valorosi è oggi affidato solo ad alcune scuole o strade cittadine di Roma e di altre città italiane. Questo doveroso omaggio non è sufficiente a tenerne viva la memoria ai tanti giovani sempre più spesso ignari di queste pagine di storia patria che invece avrebbero nei loro confronti un alto valore educativo, oltre che rappresentare una importante testimonianza da consegnare ai posteri.

Questo è ciò che la storia ci ha tramandato. Il sogno infranto della Repubblica Romana nella sua più ampia accezione di libertà e di fratellanza italica. Mi permetto di aggiungere che sarà sempre per mano di bersaglieri che quel sogno infranto nel 1849 sarà realtà solo pochi anni dopo nel 1870!

Oggi nel ricordare quei fatti storici, di grande fermento liberale, vorrei  richiamare l’attenzione, proprio in questa solenne aula, sulla prossima ricorrenza prevista nel prossimo anno: l’anniversario dei 150 anni delle “Breccia di Porta Pia”, evento culminante del Risorgimento italiano con Roma Capitale d’Italia.

I bersaglieri, come nel 1849, diverranno lo strumento o se vogliamo il braccio operativo della politica che renderà compiuto il processo di unificazione nazionale con la restituzione di Roma alla italianità.

E’ forte l’auspicio che, per tale ricorrenza, tutte le Istituzioni dello Stato possano celebrare il prossimo anniversario con la loro più solenne ed estesa partecipazione, come già avvenne nel 1970 in occasione della celebrazione della ricorrenza del centenario quando lo si volle onorare, tra l’altro, con un solenne discorso del Presidente della Repubblica pro-tempore On. Giuseppe Saragat in Parlamento, a Camere riunite, discorso improntato sulle nostre radici identitarie e sull’unità nazionale”.

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170 anni della costituzione della Repubblica Romana.

170 anni della costituzione della Repubblica Romana.

Oggi 3 luglio, cerimonia ufficiale all’Assemblea Capitolina nella sala Giulio Cesare del Campidoglio per ricordare i 170 anni della costituzione della Repubblica Romana. Alla presenza dei rappresentanti dell’amministrazione capitolina e di numerose personalità il Gen Nunzio Paolucci è intervenuto con un discorso per ricordare il sacrificio dei tantissimi bersaglieri in quella turbolenta ma significativa epopea risorgimentale, sottolineando anche come grazie sempre ai bersaglieri il sogno di libertà ed unità infranto nel 1849 diverrà realtà pochi anni dopo nel 1870 a Porta Pia di cui ricorrerà il prossimo anno il 150° Anniversario.

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Palazzo del Quirinale

Palazzo del Quirinale

Tra le attività di interesse in programma per il prossimo raduno nazionale a Roma nel 2020, organizzato per festeggiare l’Anniversario dei 150 anni della “Breccia”, è prevista la visita guidata al Palazzo del Quirinale.
Come anteprima della visita abbiamo realizzato questi bellissimi scatti!
In attesa di avervi qui a Roma, buona visione.

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I BERSAGLIERI ALLA MARATONA DI ROMA

I BERSAGLIERI ALLA MARATONA DI ROMA

I bersaglieri fiamme cremisi partecipano alla maratona di Roma insieme a tre fanfare (le fanfare di Roma Capitale, Guidonia e Valmontone) lungo il percorso. Alla partenza con la sindaca Raggi e il Capo di SME Gen Salvatore Farina la fanfara di Roma ha dato il via alla manifestazione. È l’avvio agli eventi in programma quest’anno e l’anno prossimo che ci condurranno alle celebrazioni del 150° anniversario di Porta Pia e al 68° Raduno Nazionale di Roma 2020.

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LA REPUBBLICA ROMANA

LA REPUBBLICA ROMANA

Già dal 1849 sul colle del Gianicolo  fu scritta una delle pagine più gloriose e tristi del Risorgimento italiano che ebbe come principali attori i bersaglieri.

L’esercito francese, comandato dal generale Oudinot, accorso in aiuto di Pio IX, forte di 36.000  uomini e 75 cannoni, iniziò ad attaccare alle tre del mattino del 3 giugno il settore del Gianicolo dove era acquartierato Garibaldi, il cui esercito con f orti componenti di bersaglieri, al comando di Roselli, contava 19.000 uomini accorsi da tutta l’Italia, pieni di buona volontà ma nella maggior parte dei casi scarsamente addestrati, con 100 vecchi cannoni, quasi tutti di piccolo calibro e con scarse munizioni. Cadde subito Villa Pamphili. Stessa sorte toccò a Villa Corsini, nella cui disperata difesa trovò la morte il bersagliere  Enrico Dandolo. Il bersagliere Goffredo Mameli, ferito nei pressi di San Pietro in Montorio, spirò dopo qualche giorno.

La situazione si fece tragica non appena i Francesi, nella notte tra il 21 e il 22 giugno, riuscirono a rompere la prima linea. Reggeva ancora la posizione avanzata del Vascello, presidiata dalla divisione Medici. Scriveva il bersagliere  Luciano Manara in una lettera del 29 giugno: “ogni maceria sarà difesa.

Ogni rovina che copra i cadaveri dei nostri è salita da altri che vi muoiono piuttosto che cederla. Roma in questo momento è grande, grande come le sue memorie, come i monumenti che la ornano e che il barbaro sta bombardando”. Il giorno seguente, 30 giugno, i francesi travolgevano anche questa seconda linea.

Luciano Manara era assediato con i suoi bersaglieri volontari a Villa Spada. “Una palla colpì  Luciano alla bocca dello stomaco e gli uscì dalla schiena”, ricordò Emilio Dandolo, fratello di Enrico. “Fece tre passi e io accorsi e lo presi in braccio. Ho pochi momenti da vivere, mi disse: ti raccomando i miei figli: e mi diede un bacio”. La situazione non era più sostenibile.

L’Assemblea repubblicana ritenne impossibile continuare la difesa. Il 2 luglio Garibaldi invitò quanti volessero proseguire la lotta a seguirlo: “chi vuole continuare la guerra contro lo straniero venga con me. Non offro né paga, né quartiere, né provvigioni. Offro fame sete marce battaglie e morte”. Quindi uscì da Roma con circa quattromila uomini, dirigendosi alla volta di Venezia. Il 3 luglio i Francesi occupavano la città.

Monteverde conserva numerose memorie di quei tragici avvenimenti: la Villa Doria Pamphilj, l’entrata di Villa Corsini, con le tracce delle palle di cannone francesi, Porta San Pancrazio, dove fu ferita mortalmente Colomba Antonietti, mentre combatteva, vestita da uomo, accanto al marito, l’antica osteria Scarpone, nelle cui gallerie sotterranee venivano provvisoriamente seppelliti i morti della battaglia per il Casino dei Quattro Venti, il convento di San Pancrazio, il Vascello, la “batteria dei pini”, ultimo baluardo garibaldino, dove oggi si innalza il Sacrario dei Caduti per la causa di Roma italiana.

La repubblica romana fu un’esperienza significativa nella storia dell’unificazione italiana, che rappresentava l’obiettivo della Repubblica, e vide l’incontro e il confronto di molte figure di primo piano del Risorgimento accorse da tutta la Penisola, fra cui Giuseppe Garibaldi e il bersagliere Goffredo Mameli.

In quei mesi Roma passò dalla condizione di Stato tra i più arretrati d’Europa a banco di prova di nuove idee democratiche, ispirate principalmente al mazzinianesimo, fondando la sua vita politica e civile quali il suffragio universale, l’abolizione della pena di morte e la libertà di culto, che sarebbero diventate realtà in Europa un secolo dopo.

Adriano Mattei

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